Hank Deerfield (Tommy Lee Jones), reduce della guerra in Vietnam, e sua moglie Joan (Susan Sarandon), nei primi giorni del novembre 2004 ricevono notizia della scomparsa di loro figlio Mike in una base in Nuovo Messico dopo che aveva fatto ritorno dall’Iraq.
Il primo sopralluogo sul posto troverà il cadavere del ragazzo fatto a pezzi e carbonizzato; le indagini della polizia rileveranno che l’omicidio è di carattere extra militare, e che il ragazzo, dopo aver passato una notte brava di alcol e droghe con due suoi colleghi, era stato pugnalato da un suo compagno in seguito ad una rissa.
Il padre Hank, che aveva già perso il primo figlio in chiamata alle armi, compie un ulteriore indagine, rubando il cellulare di Mike dalla sua caserma in Nuovo Messico. Dai video in esso salvati, Hank scoprirà pezzi di episodi dell’avventura di suo figlio in Iraq: la presenza della droga, l’omicidio in strada di un bambino avvenuto per il rispetto della regola di non fermare gli automezzi durante la guida, la tortura di un soldato iracheno nel retro di un camion militare.
La guerra in Iraq raccontataci da questo film di Paul Haggis è una storia che percepiamo per sottrazioni: il patriottismo ferito di Hank si spoglia, brandello dopo brandello, nelle carni di un antimilitarismo carico di odio; l’idea di una guerra giusta e tenuta “sotto controllo” si ridefinisce nelle linee di un conflitto incerto, enorme, malato; l’orgoglio iniziale per il proprio figlio al servizio della Nazione si fa disprezzo e rimpianto. “Nella valle di Elah” è una storia triste, violenta, ingiusta, che fa ricadere tutte le colpe sulla guerra in Iraq: su chi la combatte, non su chi vi si oppone.

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