Di solito si parla di film già prodotti, anzi distribuiti, che non è la stessa cosa, come sa bene Pietro Reggiani. Con il regista di “L’estate di mio fratello”, vogliamo, invece, occuparci di un film che deve ancora essere realizzato, il suo secondo lungometraggio. Si intitolerà “Non scomparire!” e dovrebbe essere girato nella prossima primavera tra Roma e Verona. Ne parliamo perché Pietro sta cercando di completare il budget necessario attraverso una sorta di azionariato popolare sul web.
Un’idea nuova e originale, raccontaci come ti è venuta?
Il grande sviluppo dei social network ha portato alla nascita di alcuni siti che promuovono il crowdfunding (dall’inglese crowd, folla e funding, finanziamento) per raccogliere micro contributi. All’estero funziona già abbastanza bene, in Italia siamo alle prime esperienze. Ci siamo appoggiati a eppela.com, un sito nato l’anno scorso. Si tratta di un lavoro continuo di rilancio del progetto che stiamo seguendo anche in altri paesi: negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Francia e anche in Australia. Per ora la raccolta procede un po’ a rilento, ma c’è tempo fino a metà marzo per raccogliere il 15% del budget. Il resto è già garantito da investitori privati. In realtà qualcosa di simile è già stato fatto, soprattutto per quanto riguarda la distribuzione. Per esempio, il film di Vittorio Moroni, “Tu devi essere il lupo”, fu distribuito prevendendo i biglietti per garantire un incasso minimo agli esercenti.
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La trama racconta l’incontro e l’amore tra due giovani affetti da “invisibilità psicosomatica”, cosa significa?
Sono persone con difficoltà di relazione che, in questo mondo immaginario, in certe situazioni diventano letteralmente invisibili. L’incontro tra una ragazza che scompare se nessuno le dà attenzione e un ragazzo ansioso che, al contrario, scompare quando sente l’attenzione su di lui. Il film racconta la loro infanzia, che è all’origine delle loro patologie, l’affacciarsi alla vita adulta e la loro relazione difficile perché faticano ad essere visibili nello stesso momento. Un pretesto per un excursus surreale su certi aspetti della nostra società.
Un tema originale, soprattutto per un paese che ha vissuto gli ultimi 20 anni all’insegna dell’apparire a ogni costo. A rendere interessante il progetto c’è anche un budget veramente basso (180.000 euro tra produzione e distribuzione), nonostante la presenza di alcuni attori abbastanza affermati. Come hai fatto a coinvolgerli?
La stima reciproca, prima di tutto. C’è poi la formula classica della distribuzione degli utili. Spero che questo film abbia un potenziale commerciale e si riveli un modello sostenibile, perché, inutile nasconderselo, di solito gli utili non ci sono. E’ un tentativo, ma credo abbia tutte le carte in regola per diventare il primo esempio di un modello virtuoso.
Ho letto che avete perfino previsto un Greening Director, incaricato di attenuare l’impatto ambientale del film, spiegaci meglio…
Sono molto sensibile alle tematiche ambientali e ho scoperto che nei paesi più colti del nostro esistono standard precisi. Noi cercheremo di ottenere la certificazione inglese. Nello specifico, ridurremo il più possibile i trasporti su gomma; privilegeremo mezzi elettrici; non avremo un gruppo elettrogeno; utilizzeremo luci a led che consumano meno. Staremo attenti anche a tutti gli aspetti legati al catering, scegliendo cibi a km zero, contenitori riciclabile e così via. Un bell’impegno soprattutto perché sarà il primo esperimento italiano in questa direzione.
Il tuo primo lungometraggio ha avuto una gestazione lunghissima, tanto che i due protagonisti hanno potuto interpretare sia le scene da bambini sia quelle da adolescenti, questa volta in quanto tempo pensi di girare?
Questa volta spero di completare tutto in tempi ragionevoli.
L’estate di mio fratello, pur avendo ottenuto numerosi riconoscimenti anche in festival importanti, non ha trovato un distributore per due anni e anche in questo caso ti sei dovuto inventare una nuova formula. La riproporrai anche per questo lavoro?
Per film piccolissimi la prevendita dei biglietti è sicuramente la risposta a un problema, quello della distribuzione, che di solito ti taglia le gambe. Per film un po’ più importanti può rappresentare un contributo significativo. In Francia esistono esperienze positive di crowdfunding legato alla distribuzione, cercheremo di ripercorrerle.
Gli amanti del cinema sono invitati a contribuire alla campagna di crowdfunding di “Non scomparire!”, tra l’altro sono previste spassosissime ricompense come la partecipazione speciale invisibile (clicca qui per saperne di più), perché non c’è niente di più invisibile di una buona idea che resta nel cassetto o di un film senza spettatori.
Andrea Fontana
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La scheda del film
“Non scomparire!”, prodotto da Adagio Film, sarà girato nella primavera del 2012 tra Roma e Verona e può già contare su un cast composto – tra gli altri – da Anita Kravos, Paolo Sassanelli, Valentina Carnelutti, Francesca Cuttica, Marcello Mazzarella, Rolando Ravello e Davide Marchesini.
Sui siti www.eppela.com (italiano) e www.indiegogo.com (americano) tutti potranno contribuire alla realizzazione del film con “donazioni” dai 2,00 ai 500,00 euro: in cambio si riceveranno quelle che – nel gergo del crowdfunding – si chiamano “ricompense”, commisurate alla cifra donata: dai gadget (spille, t-shirt, etc.) alla possibilità di fare la comparsa, dalla “partecipazione speciale invisibile”, debitamente segnalata nei titoli di coda, ad una quota di utili del film (per chi voglia donare più di 500 euro).
Oltre alla quota coperta dal crowdfunding, il 50% dei costi vivi di produzione (90mila euro) e tutti i costi di distribuzione (90mila euro) saranno garantiti da investitori privati, incentivati dalla presenza del tax credit sugli investimenti esterni nella produzione cinematografica.
Chi è l’autore
Pietro Reggiani è nato a Verona nel 1966.
Dopo alcune esperienze come copywriter e sceneggiatore di fumetti si trasferisce a Roma, dove frequenta i corsi di sceneggiatura della Rai.
Nel 1997 scrive e dirige il cortometraggio “Asino chi legge”, vincitore del Premio del pubblico al Torino Film Festival e finalista ai David di Donatello: un finto documentario ambientato in un mondo in cui i libri sono considerati una droga (la storia di un librodipendente, fino alla tragica fine: solo, in una camera d’albergo, con i 15 volumi della Recherche proustiana).
L’anno seguente con l’amico Antonio Ciano (Nastro d’Argento come miglior produttore per “Asino chi legge”) fonda la casa di produzione Nuvola Film.
Nel 2005 dirige il suo primo lungometraggio, “L’estate di mio fratello”: selezionato in numerosi festival italiani ed internazionali (Shanghai, Tiburon, Stoccolma), il film vince – tra gli altri – il Bergamo Film Meeting, la Menzione speciale della giuria al Tribeca Film Festival e la Menzione speciale tra le opere prime al Festival di Montréal.


